
La Pieve di Dardago è una delle più antiche della provincia di Pordenone se non dell’intero Friuli, è la pieve matrice di tutte le chiese del territorio, citata nella bolla di papa Urbano III° nel lontano 1186. La chiesa attuale fu costruita, sul luogo di una precedente, in un arco di tempo che va dal 1786 al 1823 anno della definitiva consacrazione. Un tempo attorno alla predetta chiesa c’era un cimitero in cui venivano inumati i defunti della Pieve , quindi anche di Budoia e S.Lucia, poi con un editto di Napoleone fu fatto obbligo di seppellire i morti all’esterno dei centri abitati, così ogni paese ebbe il suo cimitero.
Dalla chiesa precedente provengono diversi arredi ancor oggi visibili uno di questi è la pala dei SS. Stefano, Rocco e Sebastiano (XVI° secolo), di notevole interesse la monumentale macchina dell’altar maggiore (rimaneggiata tra il 1805 ed il 1806).
Opera del coneglianese Antonio Pigatti (1701-1709) sono le statue di S. Andrea e S. Lucia, il tabernacolo risale al 1716, arricchito da diverse statuette nel 1766.
Degli altari laterali si sa con certezza che quelli del Crocifisso e del Rosario furono costruiti da Angelo Antonelli (1735-36), gli altri: della Madonna della Salute e

dei Santi Antonio da Padova, Antonio Abate, Giovanni Battista e Carlo Borromeo sono di anonimi artisti veneziani. Una particolare menzione merita la famiglia (ora estinta) degli Antonelli lapicidi dardaghesi nei secoli XVI° e XVII° oltre che nella natia Dardago furono autori di importanti opere marmoree in tutto il Friuli, ad esempio notevoli i loro lavori nel duomo di Maniago.
Nel soffitto della navata notevole l’affresco dell’Assunta, ripresentante la soluzione tizianesca della chiesa veneziana dei Frari, di Gian Carlo Bevilacqua (1823). Importanti, pur nella loro artigianalità locale, anche il Settecentesco arredo in legno della sacrestia ove si conserva ancora l’armadio rinascimentale, in cui era custodito l’Archivio delle sei Comunità ( Budoia, Coltura, Dardago, Polcenigo, S. Giovanni e S. Lucia) del contado di Polcenigo e la pala raffigurante l’Assunta con S. Martino, S. Andrea e S. Lucia già nella chiesa di S. Martino. Sopra il portale d’ingresso, raggiungibile con una scala a chiocciola, e collocato l’organo molto antico di scuola settecentesca veneziana. L’ipotesi più accreditata è che detto magnifico strumento provenga da una delle numerose chiese soppresse agli inizi dell’800 da Napoleone

Buonaparte, a Venezia, potrebbe trattarsi dello strumento costruito da Gaetano Callido per la chiesa di Santa Maria Nova nel 1780. Nei secoli ha subito interventi di restauro e conservazione: nel 1891 (nuovi mantici), nel 1953 rimozione e riparazione delle canne, sostituzione della tastiera (il tutto a detta di esperti grossolanamente eseguito!) ed ultimamente nel 1994 restauro delle canne, della tastiera e del mantice. All’ esterno sulla facciata vi sono due nicchie in cui alloggiano due statue in cotto raffiguranti Mosè e S. Pietro (XIX° secolo). Slanciata è la torre campanaria, che è nettamente discosta dalla chiesa, venne costruita in dieci anni (dopo diverse traversie) dal 1853 al 1863, con pietra di una cava locale, nel 1952 il pinnacolo venne rifatto a cuspide appuntita, in sostituzione di quello antico a pigna, la sua altezza è di 45 metri, nella cella campanaria trovano alloggiamento quattro campane, che pesano rispettivamente: 16,11,9 ed 1 quintali.